L’esposizione ai PFAS avviene principalmente attraverso acqua potabile contaminata e alimenti provenienti da aree inquinate, l’acqua potabile rappresenta la principale fonte di esposizione; seguono pesce, carne, uova e vegetali, che possono accumulare queste sostanze.
I PFAS sono presenti anche in tessuti impermeabili, padelle antiaderenti, imballaggi alimentari e schiume antincendio. Sono chiamati “inquinanti perenni” perché non si degradano facilmente nell’ambiente e tendono ad accumularsi nell’organismo umano.
RISCHI PER LA SALUTE
Interferenza endocrina, tossicità e tumori: L’esposizione prolungata è associata a danni epatici e renali, ridotta fertilità e maggiori rischi oncologici, in particolare tumori a reni e testicoli.
La Sentenza Storica in Italia.
Il Tribunale di Vicenza del 13 maggio 2025 ha riconosciuto per la prima volta in Italia il nesso causale tra l'esposizione ai PFAS e una malattia professionale mortale. E' il caso di Pasqualino Zenere, ex operaio della Miteni di Trissino. L'uomo ha lavorato nello stabilimento chimico dal 1979 al 1992, operando proprio nel reparto di depurazione delle acque. È deceduto nel 2014 a causa di un tumore della pelvi renale (carcinoma uroteliale). il Giudice del Lavoro del Tribunale di Vicenza ha stabilito che l'esposizione professionale massiccia a PFOA e PFOS è stata la causa diretta della patologia tumorale killer, obbligando l'INAIL a risarcire la famiglia.
Il valore legale: Questa pronuncia fa giurisprudenza perché conferma nelle aule di tribunale la cancerogenicità dei PFAS e apre la strada ad altri ricorsi legali legati al disastro ambientale e sanitario del Veneto.
I PFAS sono stati oggetto di numerose cause legali in tutto il mondo.
Negli Stati Uniti, gli accordi derivanti da richieste di risarcimento per inquinamento da PFAS hanno raggiunto i 18 miliardi di dollari entro il 2024. Nel 2023, la Corte Suprema svedese ha stabilito un precedente legale riconoscendo un risarcimento danni ai cittadini a cui era stata fornita acqua potabile contaminata da PFAS.
POLIZZE ASSICURATIVE
Per questo motivo i grandi gruppi assicurativi stanno correndo ai ripari inserendo clausole di esclusione esplicita (assolute o qualificate) per i danni derivanti da PFAS nelle polizze di Responsabilità Civile (RCT/RCO) e danni ambientali, assimilandoli agli inquinanti tradizionali ma con restrizioni più rigide.
Inizialmente introdotte sul mercato statunitense, queste esclusioni sono ormai una realtà consolidata anche nei capitolati tecnici e nelle polizze europee e italiane.
Le clausole di esclusione PFAS sono ormai strumenti standard con cui assicuratori e riassicuratori si proteggono dal rischio sistemico dei “contaminanti eterni”.
Le compagnie non si limitano a escludere la parola "PFAS", ma utilizzano formule estremamente ampie e vincolanti per evitare qualsiasi tipo di scappatoia legale:
Definizione chimica onnicomprensiva: La clausola elenca espressamente le sostanze (PFAS, PFOA, PFOS) specificando che l'esclusione si estende a "qualsiasi acido coniugato, sale, derivato, isomero, alogenuro o combinazione degli stessi"
Esclusione "Diretta o Indiretta": La formula tipo prevede che la polizza non copra alcun danno "derivante o risultante, direttamente o indirettamente, in tutto o in parte, da PFAS o dalla presenza di PFAS in qualsiasi sostanza o prodotto
Clausole anti-concorrenti (Anti-Concurrent Causation): Significa che se il danno è causato da un insieme di fattori diversi (es. un crollo o un incendio) ma tra questi è presente anche una contaminazione da PFAS, l'intero sinistro rischia di essere escluso dalla copertura.
Estensione ai costi di bonifica: Viene esplicitamente chiarito che l'assicurazione non pagherà i costi per "rilevare, monitorare, bonificare, rimuovere o valutare gli effetti" dei PFAS.
Le esclusioni PFAS vengono inserite chirurgicamente in diverse tipologie di rischio:

LE RESPONSABILITÀ LEGALI PER LE AZIENDE PRODOTTI PFAS
Le aziende che producono o usano PFAS affrontano gravi responsabilità legali, civili e penali per inquinamento, danni alla salute e violazione delle normative.
Le aziende responsabili dell'inquinamento devono pagare per la pulizia e il ripristino dei siti contaminati.
• Il Consiglio di Stato ha stabilito che la società controllante (la holding) risponde della bonifica ambientale se la società controllata ha causato l'inquinamento, come chiarito nell'analisi di Altalex.
• Le autorità possono imporre il blocco delle attività e ingenti spese di bonifica alle aziende coinvolte in disastri ambientali.
Responsabilità Penale dei Manager
I dirigenti e gli amministratori rischiano processi penali personali per reati come il disastro ambientale colposo o lesioni/omicidio colposo legati all'esposizione dei lavoratori e dei cittadini alle sostanze inquinanti. I tribunali italiani (come nei casi Miteni e Syensqo) riconoscono sempre più spesso il nesso causale tra le emissioni di PFAS e le malattie professionali o ambientali. [1, 2].
Responsabilità Enti Pubblici
Le responsabilità legali degli enti pubblici in materia di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono collegate ai doveri di vigilanza ambientale, tutela della salute pubblica e gestione del ciclo delle acque. Sebbene la responsabilità primaria dell'inquinamento ricada sui soggetti privati che hanno immesso tali sostanze nell'ambiente (in base al principio "chi inquina paga"), gli enti pubblici (Ministeri, Regioni, Comuni, ARPA e gestori idrici) rischiano pesanti conseguenze legali se non agiscono tempestivamente.
Le responsabilità della Pubblica Amministrazione si articolano principalmente su tre livelli giuridici:
1. Responsabilità Penale I dirigenti e i funzionari pubblici possono rispondere penalmente in caso di omissioni o ritardi nell'adozione di misure protettive:
I dirigenti e i funzionari pubblici possono rispondere penalmente in caso di omissioni o ritardi nell'adozione di misure protettive: Altalex
• Omissione di atti d'ufficio (Art. 328 c.p.): Si configura se l'ente, a conoscenza della contaminazione da PFAS oltre i limiti di legge, non emette ordinanze restrittive (es. divieto di uso di pozzi privati) o non impone prescrizioni per la tutela della salute.
• Disastro ambientale e Delitti contro la salute pubblica: Qualora l'inerzia pubblica o il rilascio ingiustificato di Autorizzazioni Integrate Ambientali (A.I.A.) agevolino o prolunghino l'avvelenamento delle acque o la diffusione di epidemie, i funzionari possono essere indagati per concorso colposo o condotta omissiva rispetto ai reati ambientali.
2. Responsabilità Civile e Risarcitoria
• Lo Stato, le Regioni e i Comuni possono essere citati in giudizio dai cittadini o dalle associazioni per il risarcimento dei danni:
• Danno alla salute e perdita di valore dei beni: Se la mancata o tardiva depurazione delle acque potabili espone la popolazione ai PFAS, l'ente pubblico o il gestore del servizio idrico integrato rispondono civilmente del danno biologico e patrimoniale subito dai cittadini.
• Responsabilità Extracontrattuale (Art. 2043 c.c.): Deriva dalla violazione del principio di precauzione e del diritto costituzionale alla salute (Art. 32 Cost.).
3. Responsabilità Amministrativa e Contabile
• Danno Erariale: Se l'ente pubblico è costretto a spendere fondi pubblici per bonifiche d'urgenza o risarcimenti a causa della mancata rivalsa tempestiva sui reali inquinatori privati, la Corte dei Conti può rivalersi sui dipendenti pubblici responsabili dell'inerzia.
• Mancata applicazione delle normative: Con il recepimento della Direttiva UE 2020/2184 tramite il D.Lgs. 18/2023 e il successivo D.Lgs. 102/2025, gli enti hanno l'obbligo tassativo di monitorare e rispettare le stringenti soglie per i PFAS totali e per i PFAS specifici più pericolosi. La violazione di tali obblighi espone l'Italia a procedure d'infrazione europee e i singoli enti a sanzioni amministrative.
Gli obblighi specifici degli Enti Pubblici:
• Regioni ed enti locali: Devono aggiornare i piani di tutela delle acque, individuare le aree colpite (es. le note "Aree Rosse" del Veneto) e finanziare i sistemi di filtraggio a carboni attivi o l'allacciamento a fonti idriche pulite.
• Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA): Hanno l'obbligo di campionamento costante degli scarichi industriali e dei corpi idrici, segnalando immediatamente le anomalie all'autorità giudiziaria e sanitaria.
• Sindaci (Autorità Sanitaria Locale): Hanno il potere-dovere di adottare ordinanze contingibili e urgenti per vietare il consumo di alimenti o acqua contaminata qualora emergano rischi concreti.

Conclusione:
Nel settore dell’abbigliamento, in particolare per gli equipaggiamenti tecnici, sono già presenti sul mercato marchi internazionali che producono tessuti privi di PFAS.
Serates: Innovazione nei Tessuti Tecnici per lo Sport
Storia e Sviluppo di Serates
Serates, acronimo di Sebastiano Ramundo Tessuti, nasce nel 1977 con l’intento di specializzarsi nella produzione di tessuti tecnici destinati al settore sportivo. Fin dai suoi primi anni di attività, l’azienda si è distinta nel panorama tessile grazie alla fiducia di clienti di spicco, tra cui Leonardo Servadio, fondatore del rinomato marchio di abbigliamento sportivo Ellesse. Questo sostegno ha rappresentato un importante trampolino di lancio per la crescita di Serates.
Il percorso di sviluppo dell’azienda è stato segnato da una forte attenzione all’innovazione e alla sperimentazione. Le competenze tecniche all’avanguardia, unite a una struttura aziendale snella e flessibile, hanno consentito a Serates di consolidare la propria posizione come partner privilegiato per i brand più innovativi dello sportswear. Allo stesso tempo, la reputazione dell’azienda si è estesa anche ai prestigiosi marchi della moda e del lusso, che hanno trovato in Serates un referente affidabile per soluzioni tessili moderne e performanti.
SERATES CLI-MAT: SOLUZIONI TESSILI D’AVANGUARDIA
Nel solco della sua vocazione all’innovazione, Serates ha sviluppato Serates Cli-mat, un tessuto progettato per rispondere alle esigenze di coloro che cercano prestazioni elevate nei capi tecnici.
Questa soluzione tessile rappresenta un punto di riferimento per chi desidera indossare capi capaci di offrire comfort e funzionalità anche nelle condizioni più impegnative.
Dietro a quei metri di tessuto ci sono madri, sorelle, figli, padri che hanno scelto di proteggere la comunità. In un precedente scritto l’ho chiamata “la stoffa dei campioni” già perché bisogna essere dei campioni di vita per scendere in strada a proteggere il prossimo nonostante tutto.
La necessità di indossare capi sicuri per affrontare le sfide che ogni giorno le forze dell’ordine e volontari sono chiamate a sostenere deve garantire a chi le indossa: comodità, performance in termini d’impermeabilità, traspirabilità, resistenza, ecc ed essere sicuri che quelle stesse protezioni non siano dannose come cita l’art. 81/2008 sulla Tutela e sicurezza sul posto di lavoro.
Le ricerche effettuate dai più importanti Istituti come Mario Negri, la Fondazione Veronesi, IARC (L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) hanno dimostrato che l’accumulo di sostanze PFAS nel sangue aumenta il rischio di tumori, problemi riproduttivi, cardiaci e alla tiroide oltre a patologie epatiche.
Finalmente l’attenzione verso i PFAS e i loro potenziali rischi per la salute stanno ricevendo il riconoscimento che merita. I PFAS sono composti chimici usati da decenni per le loro proprietà idrorepellenti e di resistenza al calore, e a oggi ancora molto impiegati in una vasta gamma di prodotti, tra i quali i tessuti tecnici impermeabili.
La battaglia ai PFAS è partita dagli Stati Uniti che a oggi hanno dichiarato tolleranza zero per queste sostanze ed anche la Commissione Europea ha adottato nuove misure nell’ambito del regolamento Reach (la legislazione dell'Ue in materia di sostanze chimiche) per restringere l’utilizzo dei Pfas, e delle sostanze a esse correlate. Sostanze, si legge in una nota della Commissione, che «sono molto persistenti e mobili nell'acqua e il loro uso in determinati prodotti rappresenta un rischio inaccettabile per la salute umana e per l'ambiente». La restrizione, spiega ancora la Commissione, «si concentra sugli usi per i quali il rischio non è adeguatamente controllato, sono disponibili alternative e i costi socioeconomici saranno limitati rispetto ai benefici per la salute umana e per l'ambiente».
In particolare, il divieto colpisce la vendita e l’uso di queste sostanze per «prodotti tessili di consumo, come i giubbotti antipioggia, come gli spray impermeabilizzanti, ecc».
Le nostre forze dell’ordine indossano, per tutta la durata della loro carriera, circa 30/40 anni capi tecnici impermeabili per lo più in PTFE, Poliuretano spalmati o poliesteri con i PFAS per renderli impermeabili, tessuti che apparentemente proteggono ma in realtà sono tossici per la salute e l’ambiente.
La prima azienda che ha guardato con attenzione alla salute dell’individuo, all’ambiente e alle performance tecniche è Sympatex, pluripremiata azienda tedesca che ci aveva già pensato ben trenta anni fà. Sympatex è uno dei 40 firmatari della "carta dell'industria della moda per l'azione per il clima" delle Nazioni Unite e ha anche partecipato attivamente allo sviluppo della carta.
Come fornitore leader di tessuti funzionali sostenibili, Sympatex ha quindi sviluppato una membrana speciale che è impermeabile e antivento al 100% e ottimamente traspirante, come una seconda pelle. La membrana assorbe il vapore acqueo e lo rimuove attraverso gli indumenti verso l'esterno e la cosa migliore è che la membrana Sympatex "RESPIRA" dinamicamente, il che significa che maggiore è l'attività fisica, più efficiente è il suo funzionamento.
Sympatex garantisce la qualità senza compromessi, poiché un capo impermeabile in Sympatex, senza l’utilizzo di PFAS e PFC, può resistere a una colonna d’acqua dì 45 mm: il che significa sostanzialmente che puoi stare per ore nel bel mezzo dì un monsone senza bagnarti e sudare. Tutti i materiali Sympatex sono monomateriale a base di poliestere, permettendo di restituire tutti i laminati al ciclo tessile chiuso alla fine vita del prodotto.
I tessuti funzionali Sympatex soddisfano pienamente la normativa sui criteri ambientali minimi, i requisiti per il divieto di PFAS e i requisiti di riciclo di EPR.
Quest’ultima normativa impone ai produttori di prodotti tessili di farsi carico della gestione dei rifiuti derivanti dai loro prodotti, incentivando la progettazione di capi più durevoli e facilmente riciclabili e questo implica la scelta accurata dei materiali.
Salute e ambiente vanno a braccetto come tradizione e innovazione nell’ottica della circolarità.
Molti comandi di Polizia Locale in Italia hanno richiesto e vestono già capi privi di PFAS, riciclabili e riciclate, la lungimiranza di questi comandi permette innanzitutto di garantire il rispetto della legge 81/2008 ai propri uomini senza rinunciare a comfort e performance tecniche e permetterà in futuro di recuperare e riciclare l’equipaggiamento in maniera più semplice rimanendo, quindi, in linea con le normative a fronte anche della legge 116 del 2020 in cui la P.A. ha l’obbligo di effettuare la raccolta differenziata anche per il tessile.
FONTI
IARC
FONDAZIONE UMBERTO VERONESI
ISTITUTO DI RICERCHE FARMACOLOGICHE MARIO NEGRI
Una nuova ricerca pubblicata su Environment International dimostra per la prima volta che un'ampia gamma di Pfas, sostanze chimiche che non si decompongono in natura (chiamati per questo inquinanti eterni) possono superare la barriera cutanea e raggiungere il flusso sanguigno. Le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas), sono state definite come potenziali interferenti endocrini e associate a una serie di problemi di salute, tra cui disturbi del sistema immunitario, problemi legati allo sviluppo, disturbi ormonali e possibili effetti cancerogeni. I Pfas si trovano ormai dappertutto grazie anche alle loro proprietà idrorepellenti, oleorepellenti e antimacchia: dagli indumenti alle scarpe impermeabili fino ad alcuni imballaggi alimentari, protesi mediche, pesticidi, prodotti antincendio e acque del rubinetto.
I dispositivi di protezione individuale (Dpi) delle Forze dell’ordine, i capi impermeabili, calzature, contengono Teflon, materiale composto da Pfas.
Mediamente un giaccone invernale o un giubbino primavera estate, più in generale i capi impermeabili in dotazione, vengono sostituiti ogni 3/5 anni o a consumo. Sono capi che si indossano per tutta la durata di servizio ovvero dai 30 ai 40 anni.
In alcuni casi, i Pfas possono essere sostituiti da altri composti non nocivi per l’uomo e l’ambiente e lo dimostra che in numerosi settori alcune aziende hanno già provveduto all’utilizzo di sostanze alternative. Come nel settore tessile, dove abbiamo l’esempio del produttore leader di tessuti tecnici da sempre privi di PFAS e PTFE ,Sympatex, costituendo un punto di riferimento per l'industria tessile sportiva e outdoor, nonché per il settore dell'abbigliamento da lavoro.
Sympatex garantisce la qualità senza compromessi, poiché un capo impermeabile in Sympatex, senza l’utilizzo di PFAS e PFC, può resistere a una colonna d’acqua dì 45 mm: il che significa sostanzialmente che puoi stare per ore nel bel mezzo dì un monsone senza bagnarti e sudare.Tutti i materiali Sympatex sono privi di PFAS al 100% e il concetto monomateriale a base di poliestere consente di restituire tutti i laminati al ciclo tessile chiuso alla fine del ciclo di vita del prodotto senza alcun problema.I tessuti funzionali Sympatex soddisfano pienamente la normativa sui criteri ambientali minimi, i requisiti per il divieto di PFAS e i requisiti di riciclaggio di ESPR, estendendo la responsabilità del produttore.
Richiedendo equipaggiamenti in Sympatex non solo si è conformi alle normative in vigore come i criteri ambientali minimi, ma si esercita il diritto di tutela e sicurezza della vostra salute e quella dei colleghi.
FONTI
Corriere Salute
ReClose the loop
Sympatex
Tra i derivati dei PFAS il più importante è il PTFE (Politetrafluoroetilene), commercialmente conosciuto come Teflon.
“L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), l’agenzia contro il cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dopo aver esaminato attentamente l'ampia letteratura pubblicata, il gruppo di lavoro ha classificato il PFOA come cancerogeno per l'uomo.” Fonte IARC
“PFAS: COSA SONO E DOVE SI TROVANO?
I PFAS sono sostanze resistenti ai maggiori processi naturali di degradazione grazie alla presenza di legami molto forti tra atomi di fluoro e carbonio.
I processi industriali in cui i PFAS sono coinvolti sono moltissimi grazie alla loro resistenza e alla loro scarsa affinità sia con acqua sia con i grassi. Si tratta infatti di sostanze idrorepellenti e oleorepellenti.
• nei prodotti ad uso domestico
• negli articoli medicali per impianti/protesi mediche
• nella produzione di carte e imballaggi oleorepellenti e idrorepellenti nella produzione di tessuti, pelle, tappeti, abbigliamento e tappezzeria (ad es. Gore-Text®);
• nel settore aeronautico,
• nel settore automobilistico.”
Fonte Fondazione Umberto Veronesi
“INQUINANTI INDELEBILI. I PFAS sono acidi molto forti caratterizzati da una particolare stabilità termica che li rende resistenti alla maggior parte dei processi di degradazione. Sono largamente impiegati nella cosmesi,
nel rivestimento delle padelle, nel packaging in cartone per alimenti, nei prodotti tessili e nel mobilio, negli indumenti per sport outdoor, nelle vernici, nei pesticidi, nei prodotti farmaceutici e nelle schiume ignifughe.” Fonte Focus
CONSEGUENZE
Sono note come «sostanze chimiche permanenti», in quanto sono estremamente persistenti nel nostro ambiente e organismo. Possono avere effetti negativi sulla salute come danni al fegato, malattie della tiroide, obesità, problemi di fertilità e cancro. European Environment Agency
COSA DICONO GLI ENTI CERTIFICATORI SU PFAS
OEKO-TEX® ha emesso un divieto generale sull'uso di sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate (PFAS/PFC) nei tessili, pelletteria e calzature per le certificazioni STANDARD 100, LEATHER STANDARD ed ECO PASSPORT Fonte OEKO TEX
Sympatex, con oltre 30 anni di esperienza, realizza tessuti tecnici ad alte performance,
IMPERMEABILI, TRASPIRANTI E DUREVOLI, non nuocciono alla salute dell’uomo e dell’ambiente perché IN PES A BASE BIOLOGICA, e non in PTFE quindi PRIVI DI PFOA e PFAS, riciclabilI al 100%.
I prodotti con i TESSUTI LAMINATI SYMPATEX SONO CONFORMI A:
- Art. 81/2008 Tutela e Sicurezza sul lavoro
- CAM (CRITERI AMBIENTALI MINIMI) la membrana permette al capo di essere 100 % riciclabile
Per essere efficaci e svolgere il loro ruolo protettivo, i completi anti-pioggia devono essere costruiti con materiali resistenti alle intemperie, e quelli in dotazione alle Forze dell’Ordine contengono il Politetrafluoroetilene (Ptfe), più conosciuto come Teflon, e altri Pfas, le sostanze perfluoralchiliche note soprattutto per essere responsabili di grandi contaminazioni ambientali come è successo con il colosso chimico 3M, che ha dovuto pagare 10 miliardi per l'inquinamento delle acque con Pfas..
Molti sono ignari di essere potenzialmente esposti a questa sostanza tossica, eppure ne hanno parlato diverse ed importanti testate giornalistiche, in particolare gli Istituti di ricerca farmacologiche come Mario Negri e I’istuto di ricerca Oncologica Umberto Veronesi. (Fonti a fondo pagine)
Di fatto Gli stessi enti certificatori come Bluesign e similari, cito: “Con la prospettiva che i nuovi PFAS vengano limitati a breve o medio termine, Bluesign ha pianificato che a partire da luglio 2023 tutti i prodotti chimici a base di PFAS verranno gradualmente eliminati dal bluesign® FINDER
e a partire da luglio 2024 tutti i tessuti bluesign® APPROVED trattati con formulazioni PFAS verranno rimossi dalla GUIDA bluesign®.
Per poter essere conforme ai CAM bisogna partire dai materiali che vengono impiegati per realizzare un capo di abbigliamento.
Il Cam tessile, definisce che i capi di abbigliamento “complessi” quali divise, giacconi e assimilati, devono essere progettati in modo tale da facilitare l’allungamento della loro vita utile, avendo riguardo a forma, design, colori, stampe e altra componentistica.
Eventuali loghi e distintivi devono esser facilmente rimovibili (utilizzo di velcro) o facilmente eliminabili con una sovrastampa, in modo da non danneggiare il tessuto sottostante e rendere l’articolo facilmente riutilizzabile e riciclabile. LE MEMBRANE IMPERMEABILI SONO APPOSTE E/O REALIZZATE IN MODO TALE DA NON IMPEDIRE LA RICICLABILITÀ DEI CAPI.
La membrana in PTFE accoppiata a un tessuto poliestere e/o poliammide non solo non è riciclabile ma il suo ultimo stadio di vita è l’inceneritore, e in fase di smaltimento il PTFE è altamente pericoloso come gli studi scientifici hanno dimostrato nello studio 1920 PFAS classi5.
Bene, ma che alternative abbiamo?
Lo specialista di tessuti funzionali Sympatex ha collaborato con il gruppo di attivisti ambientali Greenpeace per sviluppare un prototipo di giacca funzionale "per eccellenza", che combina prestazioni e sostenibilità per chiudere il ciclo.
Quanto esposto deve considerarsi un contributo diretto ad eliminare od attenuare i rischi cui sono esposti gli operatori nello svolgimento di attività Istituzionale esterna, e ad evitare acquisti incauti.
Pertanto è auspicabile una maggior attenzione in merito alla tutela degli appartenenti sui dispositivi di protezione individuale di cui vengono dotati, poichè in gioco c’è la salute delle persone che ci difendono,
come minimo quello che dobbiamo fare è proteggerli a nostra volta con i mezzi che abbiamo a disposizione.
Fonti:
Istituo di ricerche Farmacologiche Mario Negri
Fondazione Umberto Veronesi
Bluesign
Sympatex
Gentile Signore/Signora,
siamo lieti di poter condividere con voi una bella notizia: l'entrata in vigore del divieto dei PFAS, prevista per il 2025, è quasi dietro l'angolo. Proprio come la riciclabilità legalmente vincolante dei prodotti attraverso la nuova legge europea sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR).
Siamo lieti di informarvi che i tessuti funzionali Sympatex soddisfano i requisiti per l'imminente divieto dei PFAS e i requisiti di riciclo dell'ESPR grazie al concetto di monomateriale PES.
Dopo che gli Stati Uniti e molti Paesi asiatici hanno già imposto restrizioni di vasta portata sui PFAS nel 2022, il 13 gennaio 2023 è stato un giorno storico per i sostenitori di una strategia sostenibile per le sostanze chimiche: cinque stati membri europei hanno presentato all'ECHA la loro proposta sul processo di restrizione dei PFAS.
Pochi giorni fa, il 7 febbraio 2023, la proposta è stata pubblicata. Dopo diversi anni di ricerca scientifica, gli Stati membri chiedono che in futuro non solo le applicazioni convenzionali, come l'abbigliamento e le calzature da esterno, dovranno essere prive di PTFE in tutti gli aspetti dei materiali e del DWR, ma anche la maggior parte delle applicazioni DPI non potranno beneficiare di alcuna esenzione.
TEMPISTICA E PARTECIPAZIONE AL PROCESSO DI RESTRIZIONE DEL PFAS
I comitati scientifici per la valutazione dei rischi (RAC) e per l'analisi socioeconomica (SEAC) dell'ECHA discuteranno innanzitutto nelle loro riunioni a marzo 2023 se la proposta di restrizione presentata soddisfa i requisiti legali del regolamento REACH. Successivamente, i comitati inizieranno la revisione scientifica della proposta. Il 22 marzo 2023 è previsto l'inizio di una consultazione pubblica della durata di sei mesi. Il 5 aprile 2023 sarà organizzata una sessione informativa online per spiegare il processo generale di restrizione e aiutare gli interessati a partecipare alla consultazione (ECHA).
Per supportarvi in modo specifico, Sympatex organizzerà anche dei webinar nei mesi di aprile e maggio 2023, incentrati sull'industria tessile e sul processo di consultazione sui PFAS dell'ECHA.
Vi invitiamo a cogliere l'opportunità di partecipare alle sessioni informative e a prendere parte a questa consultazione pubblica, poiché il contributo degli utilizzatori a valle è molto importante.
Secondo il Regolamento REACH, i pareri del RAC e del SEAC devono essere finalizzati entro 12 mesi. Una volta disponibili, la Commissione europea e gli Stati membri dell'UE decideranno la forma definitiva della restrizione.
Sebbene non ci aspettiamo obiezioni fondamentali durante questo processo, continueremo ad accompagnarlo in background per garantire che nessuna scappatoia inutile metta a rischio il suo impatto, atteso da tempo.
DIVIETI DEI PFAS NELL'INDUSTRIA TESSILE
Bluesign e Oeko-Tex, le principali certificazioni del settore, hanno emesso dei divieti a partire da quest'anno.
Bluesign
"Con la prospettiva che nuovi PFAS vengano limitati nel breve o medio termine, bluesign® ha previsto che a partire dal luglio 2023 tutte le sostanze chimiche a base di PFAS vengano gradualmente eliminate dal bluesign® FINDER e che a partire dal luglio 2024 tutti i tessuti approvati da bluesign® trattati con formulazioni di PFAS vengano rimossi dalla bluesign® GUIDE". (bluesign®)
Oeko-Tex
A partire dal 2023 Oeko-Tex ha emesso un divieto generale sull'uso di sostanze perfluorurate e polifluorurate alchiliche (PFAS) nei tessuti, nella pelle e nelle calzature per le certificazioni Standard 100, Leather Standard ed Eco Passport.
Dispositivi di protezione individuale
Anche se la legislazione sarà generica, potrebbero esserci alcune esenzioni per applicazioni DPI critiche. Tuttavia, secondo un caso giudiziario europeo del febbraio 2021, le alternative non richiedono lo stesso livello di prestazione (soglia zero), ma quello necessario per l'applicazione. Pertanto, qualsiasi esenzione basata su studi insufficienti sarà sottoposta a revisione critica.
A sostegno della consultazione sui PFAS dell'ECHA, Sympatex sta conducendo uno studio sulle alternative ai PFAS per i DPI, i cui risultati saranno consegnati all'ECHA e a tutte le altre parti interessate entro la fine del primo trimestre del 2023. In questo studio vengono analizzati numerosi bandi europei e i relativi standard richiesti. Lo studio fornirà una panoramica dettagliata delle applicazioni per le quali le alternative ai PFAS sono prontamente disponibili, quelle che dovranno essere ulteriormente testate o che sono attualmente escluse.
INFORMAZIONI DI BASE
Sempre più prove dimostrano che i PFAS hanno effetti irreversibili sull'uomo e sull'ambiente. L'uso diffuso dei PFAS ha portato alla contaminazione globale di acqua, aria, suolo, fauna selvatica e popolazioni umane. L'esposizione umana è stata collegata a gravi effetti sulla salute, tra cui diabete, infertilità e cancro.
Da molti anni, Sympatex è molto preoccupata dal fatto che l'industria tessile contribuisca in modo massiccio all'inquinamento da PFAS. Soprattutto gli indumenti funzionali e le scarpe impermeabili contribuiscono spesso attraverso due diversi componenti contenenti PFAS: la membrana centrale in PTFE e la superficie esterna con le rifiniture trattate con polimeri fluorurati a catena laterale - la cosiddetta finitura DWR (Durable Water Repellent).
Mentre il rilascio di PFAS dalle superfici DWR può avvenire durante la fase di utilizzo del prodotto, il rilascio dalle membrane contenenti PTFE avviene durante la produzione e lo smaltimento in discarica. Come riportato dall'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) nel 2021, la raccolta, l'incenerimento o il riciclaggio dei prodotti contenenti PTFE presentano notevoli problemi ambientali. L'AEA afferma che l'utilizzo del PTFE rischia di ostacolare il potenziale della circolarità e non essere in linea con le ambizioni della Commissione stessa in merito alla assenza di sostanze tossiche.
La nuova legislazione sui PFAS e sulla riciclabilità sta finalmente portando l'industria tessile in una direzione più rispettosa dell'ambiente. Siamo grati di far parte di questo movimento e siamo pronti a sostenervi con i nostri 35 anni di esperienza tecnica durante questa fondamentale transizione.
Cordiali saluti e let’s Re>close the loop. Together.
Il vostro team Sympatex
Dr. Rüdiger Fox
CEO Sympatex
Kim Scholze
CSMO Sympatex
Premessa
In tutte le procedure ad evidenza pubblica, compresa quella dell’affidamento diretto, i contraenti, siano essi la Stazione Appaltante o l’appaltatore, in base all’articolo 34 del D.Lgs. n. 50/2016 ( e fatto salvo quanto sarà disposto, di qui a breve, a seguito dell’entrata in vigore del Nuovo Codice degli Appalti Pubblici), sono obbligati a rispettare le specifiche tecniche e le clausole contrattuali individuate dai CAM.
Questo a livello di legislazione nazionale.
Per quanto di competenza, anche le Regioni, laddove hanno disciplinato, con norme di rango secondario, alcune materie specifiche, hanno ribadito, inevitabilmente, tale principio.
Ciò, in quanto le suddette clausole rappresentano un costo per l’operatore di mercato, che è corretto sia rispettato e garantito dalle Stazioni Appaltanti per evitare ingiustificati fenomeni di dumping, da parte degli altri concorrenti/offerenti, i quali non sono in grado di garantire un bene rispettoso della normativa CAM, per le più disparate ragioni.
Conseguenze per la violazione dei CAM per la Stazione Appaltante
Premesso quanto sopra, è indiscutibile come sia per la la Stazione Appaltante o per l’appaltatore discende un obbligo insuperabile ed una, seppur differente, correlata responsabilità per il suo mancato rispetto.
Per quanto concerne la Pa ed il pubblico funzionario che proceda, con dolo o colpa grave e fatte salve eventuali ipotesi di responsabilità penale, all’acquisizione di un bene non conforme alla specifica disciplina di riferimento (europea, nazionale, regionale e locale) sui CAM, paiono configurarsi, a diversi livelli e a diversi titoli, le seguenti responsabilità:
- responsabilità amministrativa-contabile;
- responsabilità civile;
- responsabilità disciplinare.
1) La prima tipologia di responsabilità si configura per la creazione di un danno patrimoniale indiretto, pacificamente concorrente con il danno alla concorrenza, che obbliga la stessa Pa, entro il termine di prescrizione di 5 anni dalla commissione dell’illecito, a risarcire il privato concorrente illegittimamente escluso dall’aggiudicazione del bene, pur essendo in possesso dei requisiti CAM di cui è invece sfornito il vincitore della procedura.
Il che comporta che, su domanda di detto privato, la Pa potrebbe essere costretto a risarcire il danno, indiretto, da essa cagionato al privato per la condotta, per lo meno connotata da colpa grave, del proprio dipendente, salvo poi rivalersi sul medesimo per il recupero di quanto indebitamente corrisposto al privato leso: assai banalmente, attraverso la trattenuta mensile sullo stipendio, con il pignoramento della pensione o con tutti gli altri rimedi offerti dal nostro ordinamento, a seconda dei casi.
Poichè, però, il principio generale previsto dall’articolo 1 della L. n. 20/1994, limita la responsabilità dei pubblici funzionari ai soli casi di azioni od omissioni, causative di una danno, sorrette quanto meno da colpa grave, è certamente utile supportare gli stessi con appositi corsi di formazione od altre iniziative formative/informative, che circoscrivano, anche e soprattutto a loro tutela, il campo di operatività dell’elemento soggettivo.
In tali casi, il riscontro giurisdizionale della presenza della colpa lieve sarà assai agevole. Sotto tale aspetto, è dato di comune esperienza, che le diverse polizze assicurative esistenti sul mercato non possono assicurare il pubblico funzionario per colpa grave e, quindi, in caso di responsabilità contabile, chi ha agito con negligenza sarà costretto a risarcire il danno con il proprio patrimonio personale.
2) Per il pubblico funzionario RUP che ha tenuto il comportamento sopra descritto, poi, accanto e in aggiunta rispetto alla responsabilità amministrativo-contabile, dirigenziale, e/o penale, si possono poi ipotizzare, in astratto, altri due tipi di responsabilità.
La prima di queste è quella disciplinare per “cattiva amministrazione”, attualmente sanzionata dall’articolo 55 comma 1 del D.Lgs. n. 165/2001, che prevede e gradua secondo il criterio della proporzionalità, svariate sanzioni a carico del summenzionato lavoratore pubblico, sino a giungere a quella massima del licenziamento.
3) Non di meno, la Pa ed il pubblico funzionario di cui si discute potrebbero essere chiamati a rispondere, a seconda dei casi, a titolo di responsabilità civile precontrattuale, in base all’articolo 1337 del Codice civile, per avere aggiudicato l’appalto al privato offerente un bene privo dei requisiti CAM con contestuale danno per il terzo privato, offerente un bene invece conforme alla normativa CAM.
Conseguenze per la violazione dei CAM per l’appaltatore
Se l’offerente privato, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, non si comporta secondo buona fede, offrendo alla Stazione Appaltante un bene privo dei requisiti CAM oppure non dando dando notizia alla controparte dell’esistenza di una causa di invalidità del contratto, quale quella che impone a quest’ultima di acquistare beni rispettosi dei requisiti CAM, è tenuta a risarcire il danno da questa risentito per avere confidato, senza sua colpa, nella validità del contratto (confronta gli articoli 1337 e 1338 del Codice civile).
Inoltre, la Stazione Appaltante può, in date circostanze, risolvere il contratto e/o applicare penali contrattuali.
Non va, infine, dimenticato che i comportamenti in esame dell’appaltatore si possono tradurre in grave illecito professionale tale da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità, che potrebbe compromettere per il medesimo la possibilità di partecipare a successive gare, in base all’articolo 80 del D.Lgs. n. 50/2016.
La Redazione
a cura della Redazione
La corretta lettura ed applicazione degli articoli 34 del D.Lgs. n. 50/2016 (Codice dei Contratti Pubblici) e dell‟articolo 1, commi 1126 e 1127, della L. n. 296/2006 (Legge finanziaria 2007) comportano che i criteri minimi ambientali di cui al Decreto C.A.M. per l'acquisto di servizi energetici per gli edifici - servizio di illuminazione e forza motrice - servizio di riscaldamento/raffrescamento del 7 marzo 2012 costituiscono obblighi immediatamente cogenti per le Stazioni Appaltanti sin dalla stesura dei documenti di gara per l‟applicazione del criterio dell‟offerta economicamente più vantaggiosa.
Il loro mancato rispetto determina l‟annullamento del bando di gara, del capitolato e del disciplinare nelle parti corrispondenti, unitamente agli atti conseguenti (Tar Lombardia - Milano, sezione IV, sentenza numero 2178 del 4 ottobre 2022).
Il fatto
Una società partecipante ad una gara d‟appalto, da aggiudicarsi con il criterio dell‟offerta economicamente più vantaggiosa, per il servizio di gestione calore, fornitura combustibile e manutenzione degli impianti termici a servizio degli edifici comunali, classificatasi al quarto posto, ha impugnato la determinazione dirigenziale dell‟Ente locale con cui il medesimo ha aggiudicato l‟appalto ad una R.T.I., nonché tutti gli atti presupposti (determinazione di indizione della procedura, bando di gara, disciplinare di gara e capitolato speciale d‟appalto), eccependo la falsa applicazione degli articoli 30, 34 e 71 del D.lgs. n. 50/2016, del D.M. 7 marzo 2012 e dell‟articolo 76, comma 1, della Direttiva 24/2014/UE.
Ciò, poiché a dire della ricorrente, la gara, perciò illegittima, avrebbe dovuto essere essere strutturata, diversamente da quanto avvenuto, come un appalto riconducibile al caso B del predetto Decreto Ministeriale.
La sentenza
Il Collegio, in linea con la pregressa giurisprudenza, ha accolto il ricorso e, per l‟effetto, ha annullato tutti gli atti di gara, osservando che:
- stabilisce al comma 1 che: “le stazioni appaltanti contribuiscono al conseguimento degli obiettivi ambientali previsti dal Piano d'azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione attraverso l'inserimento, nella documentazione progettuale e di gara, almeno delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei criteri ambientali minimi adottati con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ...”;
- prevede al comma 2 che: “ i criteri ambientali minimi definiti dal decreto di cui al comma 1, in particolare i criteri premianti, sono tenuti in considerazione anche ai fini della stesura dei documenti di gara per l'applicazione del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, ai sensi dell'articolo 95, comma 6”;